Lunedì, 27 Marzo 2017 00:00

Ass. Donne Geometra - Morte del condomino moroso: se nessuno accetta l'eredità chi paga le spese condominiali? In evidenza

Si pubblica l'informativa dell'Associazione Nazionale Donne Geometra - I gazebo stagionali non sono opere precarie

Nel caso in cui deceda il proprietario dell'unità immobiliare, ubicata in condominio, sorge il problema di individuare il soggetto nei confronti del quale avanzare la richiesta di pagamento degli oneri condominiali. Si ricorda, infatti, che a seguito della riforma del condominio (legge 220/2012) grava sull'amministratore l'obbligo di agire per la riscossione forzosa delle somme dovute dall'obbligato, entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio nel quale il credito esigibile è compreso, salvo dispensa dell'assemblea (art. 1129 c. 9 c.c.).
In linea generale, gli oneri condominiali inevasi restano a carico degli eredi.

Sono tali i soggetti espressamente indicati dal de cuius nelle disposizioni di ultima volontà; oppure, in mancanza di testamento, sono considerati eredi i successori legittimi.

Ai sensi dell'art. 565 c.c.,rientrano nella categoria dei successibili: il coniuge, i discendenti, gli ascendenti, i collaterali e gli altri parenti sino al sesto grado.

Chiamati che accettano l'eredità. I soggetti suindicati sono definiti “chiamati” all'eredità, in quanto destinatari della vocazione, sia essa testamentaria o legittima. Essi divengono eredi unicamente mediante l'adizione di eredità che può assumere due diverse forme (art. 470 c.c.).

L'accettazione, infatti, può avvenire “puramente e semplicemente” o con “beneficio di inventario”.

A seconda della modalità scelta, scaturiscono diverse conseguenze in relazione ai debiti ereditari, ed in particolare, ai quelle peculiari debenze rappresentate dalle spese condominiali.

Se gli eredi hanno optato per l'accettazione pura e semplice rispondono dei debiti ereditari con tutto il loro patrimonio. In altre parole, l'amministratore che agisca forzosamente per il recupero delle somme dovute potrà aggredire non solo i beni del defunto ma anche quelli degli eredi.
Per contro, con il beneficio di inventario (art. 484 c.c.), i chiamati rispondono nei limiti dei beni contenuti nell'asse ereditario.

Infatti, gli effetti dell'accettazione beneficiata consistono nel tenere distinto il patrimonio del defunto da quello dell'erede (art. 490 c.c.).

In tale circostanza, dunque, per recuperare le spese condominiali dovute, l'amministratore potrà agire forzosamente unicamente verso i beni del defunto e non nei confronti di colui che abbia accettato.

Nel caso in cui gli eredi siano più di uno, emerge il problema di stabilire come vadano suddivise le spese condominiali arretrate. Sul punto soccorre l'art. 752 c.c., il quale statuisce che i coeredi contribuiscano tra loro al pagamento dei debiti e dei pesi ereditari in proporzione delle loro quote, salvo che il testatore abbia altrimenti disposto.

Pertanto, in relazione agli oneri condominiali sussistenti al momento della morte, essi rispondono pro quota; invece, con riferimento alle spese maturate dal momento dell'accettazione di eredità, risponderanno tra di loro in solido (Cass. 8900/2013) .

In altre parole, l'amministratore avrà titolo per esigere l'intero pagamento delle debenze ad uno solo di essi, il quale, successivamente, potrà agire in regresso nei confronti degli altri condebitori.

I chiamati all'eredità possono decidere di rinunciarvi (art. 519 c.c.). In tale circostanza, non rispondono dei debiti ereditari e tantomeno delle spese condominiali.

Nel caso della rinuncia, l'asse ereditario passa ai successivi chiamati, nell'ordine indicato dall'art. 565 c.c., ossia al il coniuge, ai discendenti, agli ascendenti, ai collaterali e agli altri parenti sino al sesto grado.

Se il de cuius non ha istituito eredi tramite testamento, oppure non sono rinvenibili parenti entro il sesto grado, o ancora sono presenti dei chiamati ma hanno rinunciato all'eredità, è onere dell'amministratore rivolgersi al Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione al fine di proporre il ricorso per la nomina del curatore dell'eredità giacente (artt. 781e ss. c.p.c.).

La suddetta nomina si rende necessaria qualora si manifesti l'esigenza di provvedere ad atti di gestione del patrimonio ereditario  .

Le eventuali richieste di pagamento degli oneri condominiali, quindi, devono essere rivolte al curatore così nominato, il quale impiegherà le somme risultanti dall'asse ereditario per tacitare i debiti.

Infatti, tra le varie attribuzioni del curatore, v'è quella di rispondere alle istanze proposte contro l'eredità (art. 529 c.c.).

In particolare, egli deve provvedere al pagamento delle eventuali debenze, ad esempio delle spese condominiali (art. 530 c.c.).

Il curatore altro non è se non un amministratore del patrimonio del de cuius, dotato di funzioni conservative e di alcuni poteri dispositivi.

 

Documenti e costi

Per la procedura di nomina del curatore dell'eredità giacente (artt. 781e ss. c.p.c.)è consigliabile rivolgersi ad un legale, in ogni caso, a mero scopo informativo, si segnala quanto segue.

I documenti necessari per incardinare il ricorso sono: il certificato di morte, il certificato storico anagrafico del defunto e della sua famiglia di origine attestante l'inesistenza di chiamati all'eredità entro il sesto grado.

Inoltre, occorrono l'anticipazione forfettaria di euro 27,00 ed il contributo unificato pari ad euro 98,00.